Tutti o quasi siamo cresciuti pensando una cosa piuttosto semplice e cioè che dobbiamo fare le cose per bene.
A scuola dobbiamo studiare, perché se studiamo e impariamo bene poi prendiamo un bel voto e andiamo avanti, così come nel lavoro: se facciamo le cose bene diventiamo indispensabili – o quasi – e siamo dei bravi lavoratori.
E se invece tutto questo non bastasse?
Se fare le cose bene, per assurdo, non fosse sufficiente o addirittura inutile?
Beh, in tanti professioni e in tanti ambiti è davvero così: fare le cose bene non basta.
La lezione di Julio Velasco
In uno dei suoi interventi più celebri, risalente a quasi 30 anni fa, Julio Velasco disse questo:
“Io dico sempre che fare le cose bene non basta. Quando c’è competizione, fare bene non basta: bisogna fare meglio degli altri. Questo è molto importante da capire, perché molte volte le persone dicono: ‘Io ho fatto le cose bene, quindi ho diritto a vincere’. Ma se l’altro ha fatto meglio, non vinci.
La qualità non è un valore assoluto, è un valore relativo. Non è che uno è bravo o non è bravo. Uno è bravo se è più bravo dell’altro. Se l’altro è più bravo di te, perdi. Anche se hai fatto bene.
E quindi bisogna avere l’umiltà e la capacità di cercare di migliorarsi continuamente. Perché il nostro bene di oggi, domani può essere superato. Il concetto è che bisogna vincere il confronto, non basta la soddisfazione personale di aver fatto ‘bene’”.
Aggiungendo che ha perso la partita perché la sua squadra ha giocato bene, ma la squadra avversaria ha giocato bene più due palloni.
E questo credo che riassuma perfettamente il lavoro che faccio, ma anche e soprattutto racchiude un concetto fondamentale per chi si appresta ad affrontare una campagna elettorale sia da candidato uscente che da new entry che vuole portare in politica la sua grande professionalità.
Quando si compete non è sufficiente fare le cose bene; bisogna farle meglio degli altri. Il che per assurdo può anche significare che basta fare le cose “così così“ se i nostri avversari le fanno male, ma su questo sorvoliamo.
Fare le cose bene in comunicazione e in politica
Tutti i politici – spero – vengono eletti e cercano di fare le cose bene, nel miglior modo possibile, per raggiungere i risultati che hanno promesso di ottenere o per cercare di essere rieletti alla tornata successiva.
E se ci pensi, in quante campagne elettorali hai visto un politico rivendicare i risultati ottenuti o addirittura presentarsi con infografiche per far vedere quanto ha lavorato, mostrandoti dati alla mano il perché meriti la riconferma e il tuo voto?
Il punto, però, è che questo non basta. Non basta fare ciò che hai promesso e come hai promesso. Non basta raggiungere risultati eccezionali. Non basta dare agli elettori l’assoluta certezza della tua buona fede.
Mettiamo in ordine i pensieri
Punto primo.
Il suo aver lavorato bene è opinabile e facilmente attaccabile. Sì, hai fatto una cosa buona, ma magari ne hai fatte due sbagliate, o magari ti è toccato fare compromessi o, ancora e molto più semplicemente, il risultato non è reputato soddisfacente, malgrado lui abbia fatto tutto quello che poteva.
Senza contare che, ovviamente, fare le cose bene da una parte vuol dire farsi criticare dall’altra.
Punto secondo.
Ti ricordi cosa dicevano i tuoi quando andavi a scuola, prendevi 9 e glielo dicevi con grande orgoglio?
“Beh, è il tuo lavoro!”
Ecco, il sound è lo stesso: se il politico mi mostra dati alla mano che ha fatto ciò che doveva fare, non gli dirò che è stato bravo ma che ha fatto il suo. È un gioco a perdere che evidenzierà quasi solo il “non fatto”, più che l’aver rispettato le aspettative (cosa peraltro particolarmente complessa a meno che tu non abbia ottenuto il 75% dei seggi).
Punto terzo.
Fare le cose bene non basta, devi farle meglio degli altri per vincere. E in campagna elettorale devi comunicare meglio degli altri, più che comunicare bene. Perché, come abbiamo visto, comunicare bene potrebbe non bastare.
Punto quarto.
Qui sì che c’è un problema “tecnico” che spesso limita il ruolo del consulente o fa sembrare inutile pagare qualcuno per la comunicazione: perché spendere soldi per fare le cose bene, se comunque potrebbe non bastare dato che qualcuno potrebbe farle meglio?
Diamo la soluzione
Questa è un’obiezione che nel tempo ho affrontato in diverse salse, da chi ha scelto di optare per il fai-da-te fino a chi addirittura ha deciso di non comunicare per un’intera legislatura “tanto non serve ed è meglio concentrarsi su altro”.
E devo ammettere che in alcuni casi ho vinto e li ho convinti e in altri sono rimasti fermi sulle loro posizioni, a costo di trovarsi poi ad anni di distanza a rimpiangere quella scelta.
Eppure se ci pensi la soluzione è tutta racchiusa in una frase sola:
fare le cose bene non ti garantisce il successo; farle male ti regalerà la sconfitta.
In sintesi: avere il portiere più forte di tutti i tempi non ti assicura che non subirai mai gol, ma schierare un portiere girato di spalle è il modo migliore per perdere.
E, come ti ho ripetuto più volte: il mio ruolo non è quello di farti vincere sicuramente, ma evitare tutti gli errori e tutti i problemi che ti porterebbero alla sconfitta.
Evitare, insomma, di comunicare male.

